Su di me:

Mi occupo di regolazione emotiva cercando di creare un contesto contenitivo in cui il paziente possa progressivamente permettersi di esplorare il proprio mondo interno, sentendosi visto, al sicuro, accolto, grazie alla presenza sensibile e supportiva dell’altro.

In una modernità mutevole, frenetica e iper-performante come quella odierna, sembra esserci sempre meno spazio per contattare i propri vissuti emotivi, specialmente quelli fastidiosi, perturbanti o dolorosi. Il mio obiettivo è accompagnare il paziente a sostare nell’esperienza presente percependo le proprie emozioni, ancora prima di volerle capire o dare loro un senso.

La costruzione di una narrazione coerente di sé passa necessariamente attraverso il contatto con ciò che accade – in termini di emozioni, pensieri, sentimenti, comportamenti e manifestazioni corporee. Ecco, quindi, che (ri)costruire uno spazio protetto dedicato al sentire diventa una condizione indispensabile per dare forma, significato e senso a ciò che si è vissuto nel passato e ciò che e si sta vivendo nel presente.

Uno psicologo non lavora solo sulla gestione delle crisi, il contenimento dei sintomi o la risoluzione delle problematicità individuali e/o relazionali; ha altresì il profondo, delicato ed elegante compito di accogliere autenticamente il paziente, porsi empaticamente in relazione, riconoscere ogni sfumatura identitaria dandole senso e valore.

Uno psicologo non offre soluzioni inequivocabili o risposte certe, non si sostituisce al paziente ma lo accompagna nella ricerca e scoperta delle proprie personali risorse, motivazioni, desideri, paure e adattamenti. Uno psicologo lavora per sostenere l’altro nei suoi percorsi di cambiamento, crescita e curiosa esplorazione di sé; coltiva la consapevolezza, la tolleranza, il non-giudizio e l’apertura all’esperienza, anche e soprattutto in condizioni di incertezza, dubbio e sofferenza.