
“Quando mia madre mi diceva che mi sarei stancato una volta cresciuto, le rispondevo dicendo che ogni volta che mi facevo qualcosa di nuovo, un piercing o un tatuaggio, mi guardavo allo specchio e mi vedevo molto più me stesso. In generale, mi vedo così… anzi, adesso che è tanto che non mi tatuo inizio ad avere un po’ il prurito, a sentirne il bisogno.”
“Tatuaggi versus piercings?”
“Il tatuaggio è più esplicito ovviamente, bene o male sai cosa vuoi comunicare dietro il disegno. Il piercing è più intimo. La maggior parte delle volte, per quello che vedo, il piercing ha a che fare con un passaggio. Adesso si è arrivati ad avere dei gioielli microscopici; visivamente il piercing è molto meno impattante rispetto al tatuaggio, per questo è più personale e intimo.”
“Con il tatuaggio c’è tutto il momento di sofferenza prima di arrivare al risultato finale, poi da lì si ha finito praticamente. […] Il piercing lo fai velocemente ma poi passano mesi prima che sia apposto. In realtà, è molto più impegnativo un piercing rispetto a un tatuaggio in termini di guarigione. Richiede tanta cura, molta più cura e pazienza rispetto a quello che la gente pensa nella maggior parte dei casi.”
“Ti andrebbe di parlarmi delle sospensioni?”
“Sono pratiche molto antiche, hanno a che fare con riti di passaggio all’età adulta. Una delle cose più interessanti è che ci sono molte testimonianze di queste pratiche in diverse civiltà antiche che però non si sono mai toccate tra loro; da popoli Aztechi, Indiani d’America, India, qualcosina in Africa. Mi ha sempre affascinato il fatto che l’uomo, in varie parti del mondo, abbia sentito il bisogno di fare questa cosa.”
“Cosa ti ha spinto a provare le sospensioni?”
“All’inizio mi aveva colpito molto il contrasto tra una cosa che sembra estremamente dolorosa e la tranquillità di chi invece resta sospeso. Mi è rimasto questo paradosso. […] Quando l’ho fatto la prima volta, visto che ero nuovo nell’ambiente del piercing, è stato anche un modo per far vedere che facevo sul serio nel credere in questa cosa.”
“Cosa ti motiva nel continuare a farlo?”
“È difficile spiegarne la motivazione, è una cosa talmente strana che fino a quando non la provi di persona non riesci a capire veramente cosa può darti. […] È qualcosa di talmente potente, anche banalmente a livello di sfida con se stessi. Se sei una persona insicura come lo sono stato io, ti permette di dire “guarda cosa sono riuscito a fare!”.”
“Molte persone non conoscono e non capiscono quello che facciamo. Non capendo, reagiscono con la rabbia e attaccano, criticano, giudicano. […] Se riuscissero a trovare il coraggio di capire o provare, anche se poi non interessa, capirebbero che può dare tanto. È molto primordiale, deriva da rituali antichissimi. Ti aiuta nel darti un’impostazione mentale, nello staccarti dalla tua vita solita e fare qualcosa di completamente diverso”.
“Come ti senti quando sei in sospensione?”
““Ti scarica molto a livello di stress, finisci e ti sembra di aver fatto una maratona. Poi, ovviamente, c’è anche tutta la componente che il tuo corpo ti da per rispondere al dolore, quindi la scarica di adrenalina, endorfine e così via. […] Non so quanto renda l’idea, per me è anche qualcosa che ti mette con i piedi per terra. Ti fa capire che il dolore c’è, lo senti, che puoi essere anche fragile, però puoi superarlo.”
“Quanto contano le persone e l’ambiente?”
“Di base preferisco le sospensioni nella natura perché è un ambiente molto più silenzioso, più bello. Le persone presenti sono gente a cui ti devi affidare al 100%. È una cosa che prevede un certo senso di intimità perché comunque hai sempre qualcuno vicino, qualcuno che ti tiene le mani mentre sali. […] Se non è gente con cui ti trovi, quello può rendere l’esperienza non proprio piacevole.”
“Cosa ti piace di più del tuo lavoro?”
“Il fatto di poter essere me stesso. Sono situazioni in cui sto bene. […] Mediamente è un ambiente di lavoro in cui c’è sempre molta apertura mentale, con i colleghi ma anche con i clienti. Se fai i piercings e ti piace questo mondo, è difficile che tu sia omofobo o razzista […] Il piercing moderno era legato proprio all’ambiente gay e BDSM di San Francisco.”
“Cosa ti piace meno del tuo lavoro?”
“Il fatto che ultimamente si sia un po’ perso il romanticismo di una volta; che si sia un po’ perso il Punk di questa cosa. […] È come se si sia alzata l’asticella, proprio perché adesso è qualcosa alla portata di tutti. Una volta ti bastava l’anello al naso se volevi essere l’outsider, oggi invece devi fare molto di più, devi avere molte più modificazioni.”