
“Che significato ha per te il tatuaggio?”
“Ho avuto varie fasi. Secondo me è molto un modo di sentirsi parte di qualcosa, siamo pur sempre animali e il branco aiuta. […] Poi, con il tempo, ho iniziato a dare più peso all’esperienza del tatuaggio in sé e a chi me lo stava facendo, […] Mi sono tatuata quasi sempre quando mi succedevano eventi particolari o abbastanza forti: in maniera molto spontanea prendevo la seduta come uno svuotarmi completamente.”
“Perdere sanque è qualcosa di potente secondo me, butti fuori, in ogni caso. […] A volte la prendevo proprio come un momento in cui mi lasciavo andare. Poi emerge anche il significato simbolico a un certo punto, o magari no, perché secondo me è tutto l’insieme e non solo il simbolo. Chiaramente quello che ti rimane su pelle è il simbolo […] ma secondo me è un percorso, da quando decidi di fartelo a quando finisci di curartelo e poi rimane.”
“Magari te lo dimentichi, magari sei abituato a vederlo, però è una cosa che ti accompagna per tutta la vita. Può avere una sua simbologia grafica ma è soprattutto un cambiamento che avviene ogni volta. Arrivi con la pelle scoperta e ti ritrovi con un soggetto che alla fine ti cambia perché non sei più quello di prima. […] È un bel percorso che ti porta a buttare fuori e al tempo stesso ti regala qualcosa di nuovo, quindi a prescindere ha un suo significato.”
“Puoi dirmi qualcosa sulla cura del tatuaggio?”
“La cura ha bisogno di tempo. È una ferita e come tutte le ferite, fisiche o psicologiche, c’è bisogno di tempo, non puoi farci niente. […] Ti devi prendere cura di te stesso, almeno i primi giorni, poi secondo me è importante anche lasciare spazio perché anche tu devi processare, devi vederti con una cosa nuova. […] devi accettare il dopo, il fatto che sei cambiato e capirti.”
“Come pensi venga visto il tatuaggio oggi?”
“A meno che un giorno arriveremo a essere tutti quanti tanto tatuati, credo che le modificazioni corporee resteranno sempre una cosa per pochi. Esiste un certo tipo di tatuaggio che è diventato alla portata di tutti, nel senso che è probabile che chiunque abbia almeno un piccolo tatuaggio, ma le modificazioni corporee più pesanti, quelle estreme, resteranno sempre viste come una cosa per cui stupirsi o giudicare.”
“Ti sei mai sentita giudicata, criticata o stiqmatizzata per i tuoi tatuaggi?”
“Un sacco di volte! All’inizio mi fermavo e rispondevo, poi ho smesso perché ho capito che non serviva a nulla. […] Io so chi sono e sono a posto con me stessa, so con chi posso essere tranquilla. Non la prendo come una censura, in certe situazioni non ho voglia di spiegare cose che la gente non capisce o non vuole capire. C’è tanta invidia secondo me, oppure ragionamenti superficiali.”
“Il tatuaggio è per sempre?”
“Ogni tanto ho pensato che molti tatuaggi non li rifarei adesso. È impossibile essere gli stessi, hai una cosa che ti rimane ma tu cambi costantemente. Però, la mia conclusione è che se in quel momento ho sentito la spinta di farlo, c’era un motivo e mi ha portato ad essere come sono adesso, mi ha insegnato delle cose. Con il tatuaggio sono cresciuta tantissimo e mi ha aiutato un sacco in diversi ambiti”
“Per te, quanto è importante la relazione tra cliente e tatuatore?”
“É tutto. Non è facile avere questa sensibilità davanti alle persone; si assorbe parecchio anche semplicemente toccando l’altra persona. […] Io mi impegno il più possibile per far sentire il cliente a proprio agio e per capire, insieme, se sono la persona adatta per quello che chiede. Cerco di fare in modo che si passi una bellissima giornata e che resti un bel ricordo. […]”
“Non potremmo fare questo lavoro senza delle persone che si fidano di noi, quindi dovremmo avere sempre massimo rispetto. […] Ci stanno donando un pezzo di pelle e non è scontato. […] Alla fine, questo tipo di lavoro non è una cosa che ti capita a caso.”