FUSER (LALLA)

@fuser_._._

Freehand Ornamental Tattoos


“Quale è stata la tua sensazione quando ti sei tatuata per la prima volta?”

Familiare, è stato familiare […] Non lo so, ero molto a mio agio. Ero da sola, ero piccolina, ma sono sempre stata una che non si lasciava intimorire dalle situazioni e dalle persone […] La sensazione me la ricordo perfettamente […] Sì, faceva male, ma era un male che mi ero scelta io.”


“Come ti approcci, oggi, al tatuaggio?”

“È un genere di lavoro che si dovrebbe basare sulle linee del corpo […] dal mio punto di vista è quasi in tutti i casi una questione estetica, però è chiaro che quando tu hai a che fare con un’altra persona […] si crea quella connessione per cui tu vai a creare delle forme che sono apposta per quella persona lì, sia simboliche che non.”

“Io faccio qualcosa su di te che non farei su un’altra persona perché tu mi trasmetti delle cose e l’altra persona me ne trasmette delle altre […] Per me questo è fondamentale, tutta l’esperienza, dal primo momento in cui ci parliamo e comincio a notare delle tue caratteristiche – anche senza rendermene conto […] come sei vestito, come hai i capelli, come ti muovi, cosa cerchi di nascondere”


“Trovi che sia cambiata la concezione del tatuaggio negli ultimi anni? in che modo?”

“Oggi il tatuaggio viene visto di più, anche la modificazione corporea viene vista di più, ma la gente che sceglie determinate modificazioni corporee è la stessa gente di prima. Quindi, anche se tu hai un pubblico in linea teorica più ampio, la tua nicchia rimane una nicchia.”

“Le persone estremamente modificate che conosco lavorano tutte nell’ambiente, oppure non ci lavorano direttamente ma ci hanno molto a che fare […] Alcune cose le vedo anche un po’ come un bisogno di continuare a cambiare, a modificarsi, a mutare.

“Prima tatuarsi non era una cosa così figa, era solo una cosa un po’ più strana […] Ma alla persona che si è fatta tutta la schiena non interessa che sia figo. Lo ha fatto perché voleva. Magari l’avrebbe voluta anche dieci anni fa però non l’avrebbe fatta perché non si sentiva in diritto di farla e si sarebbe vista etichettata dagli altri come strana […] Ora si sentono più liberi.


“Quale significato ha, per te, tatuarsi?”

“Per me ha significato quella esperienza lì […] Io ho forse un tatuaggio che ha un significato, tutto il resto c’è l’ha per quello che tu crei attorno a quella cosa lì […] Il punto è che io me li ricordo tutti, ogni tatuaggio ha un valore in sé, diversissimo dagli altri. So esattamente perché l’ho fatto, so esattamente chi me lo ha fatto, in che momento della mia vita. Mi ricorda che cosa mi piace e che cosa mi piaceva.”

“È anche bello che ci siano cose che invecchiano con te […] A me piace questa idea di avere un ricordo di quando ero ragazzina, anche se poi crescendo non si riconoscerà più. Cambierà con te, crescerà con te […] Puoi anche modificarlo, non dico che tu non debba coprirlo […] Puoi anche coprirti tutto e farti tutto il corpo nero se a un certo punto senti questa necessità o se non ti piace più esteticamente auello che hai addosso. Però tu avrai sempre quelle esperienze con te.